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Lo sguardo di Luca Zingaretti sull’amore e sul lavoro che può rendere meno tossica la vita

Lo sguardo di Luca Zingaretti sull’amore e sul lavoro che può rendere meno tossica la vita

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“La casa degli sguardi” è il mio primo film come autore e regista. È un film che parla del dolore, ma non in termini negativi, ma come ingrediente necessario per la felicità, perché dolore e gioia sono fatti della stessa materia”. Così Luca Zingaretti ha raccontato la sua prima regia di un film che è stato prima presentato al Festival di Roma e adesso dal 10 aprile è pronto a debuttare nelle sale cinematografiche.

Racconta la storia di Marco (Gianmarco Franchini) un ragazzo di 23 anni che non ha più la madre con la quale declamava poesie al parco giochi ed un padre che cerca di stargli dietro ma senza grande convinzione. Marco beve, beve molto, prova a cercare” il suo posto nel mondo” ma non ci riesce perché l’alcool lo inchioda ogni volta che prova a ripartire. Dopo un brutto incidente d’auto però arriva “raccomandato” in una onlus che si occupa di fare le pulizie all’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e da qui inizia una lenta “rinascita” che va in parallelo con le sofferenze delle famiglie che transitano nei padiglioni del nosocomio.

 “La casa degli sguardi” è un film sulla poesia, sulla bellezza e sulla loro capacità salvifica – ha detto ancora Zingaretti – Un film che parla di genitori e figli e della capacità di stare, come atto di amore più puro”.

Di certo è un film sull’amore e sull’amicizia, girato alla vecchia maniera, dove la storia cresce con il crescere dei protagonisti e dove anche il “lavoro” ha una sua importanza perché ha la capacità di “nobilitare” il protagonista fino a renderlo meno “tossico” e fargli trovare una speranza, una ragione per resistere ed esistere che non può essere solo l’autocommiserazione.

Un’opera prima convincente, il film liberamente tratto dal libro omonimo di Daniele Mencarelli, racconta una storia “metropolitana” come ce ne sono tante e come sempre meno vengono raccontate dal cinema che si perde magari dietro effetti speciali e città proibite. Ma la quotidianità è fatta di sofferenze, di lavori con il turno di notte, di amori che finiscono, di malattie raccontate attraverso il vetro di una finestra. Su cui un poeta, prima o poi, scriverà la sua lirica mentre il tram percorrerà come sempre il suo identico tragitto.

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